La pelle: innocenza e crudeltà dell’Italia di Malaparte

E’ un mondo di cialtroni, cialtroni napoletani e pazzi americani, il mondo che ci presenta Liliana Cavani nel film La Pelle (1981) tratto dall’omonimo romanzo di Curzio Malaparte

Giacinto Lombardi Arte e Pensieri
Minervino - martedì 14 giugno 2016
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Siamo a Napoli, 1944, la Quinta Armata  americana, al comando del generale Mark Cork, interpretato da Burt Lancaster, occupa la città e si prepara a marciare su Roma, ci vuole arrivare per primo e prendersi l’onore di avere liberato la Città Eterna, di vedere il papa e le rovine della Roma imperiale.

   Dall’America arriva però la prima aviatrice donna, Deorah Wyatt per portare aiuti alla popolazione civile e fare propaganda per il marito senatore in corsa per  la Casa Bianca, ma il generale non la vuole e le mette alle costole il Capitano Malaparte, (interpretato da Marcello Mastroiannni) come guida e accompagnatore per orientarsi in una Napoli semidistrutta e pericolosa e per fare in modo che se torni a casa.
   Comincia così il viaggio nell’inferno dantesco dei bassifondi napoletani nei luoghi lugubri del degrado e della prostituzione ma dove nessuno si sente realmente degradato nemmeno quelle madri che vendono i loro ragazzini ai giannizzeri pedofili nordafricani perché la fame ed il cuore di mamma giustificano tutto.

A loro modo quelle strane prostitute malvestite e succinte, con una ridicola parrucca pubica bionda perché i soldati neri americani preferiscono le bionde, quelle frasi invitanti che fanno sembrare tutto normale e meraviglioso, riescono in qualche modo a salvare uno straccio di dignità, peggio sarebbe se si presentassero come vittime di violenza continuata dall’infanzia alla morte. E quelle madri, con bambini abbracciati mentre li vendono ai marocchini che spudoratamente toccano loro il fondo-schiena, anche loro vanno perdonate perché sono lì, condividono quel dolore e lo anestetizzano con l’amore, peggio sarebbe se li mandassero soli nelle mani dei beduini.  La Wyatt si ribella, aggredisce il marocchino che le taglia soddisfatto una ciocca di capelli biondi, poi se la prende con Malaparte: Com’è possibile un tale degrado? Ma lui non fa una piega e accusa la fame e la forza corruttrice del dollaro su un popolo vinto e disperato. E lì capisci che non esiste una morale universale, una legge divina valida sempre, che tutto è relativo e tutto si può giustificare.

   C’è poi l’episodio  di Jimmy, ufficiale di collegamento affidato al capitano Malaparte che si innamora di una ragazzina e la vuole sposare, per accorgersi poi che il padre si fa i soldi mostrando la passera della figlia  “l’ultima vergine di Napoli” a file interminabili di soldati americani per un dollaro a visita. Jimmy non lo sopporta e la svergina con le dita distruggendo l’infame commercio di quel padre sciagurato.

   C’è ancora l’episodio dell’orgia omosessuale, una checca simula un parto, un’altra prepara una grande spaghettata, altri cantano e ballano una specie di tarantella e, alla fine, la checca partorisce la figura grottesca di un omino con un grande pene eretto al cielo… Mastroianni si scusa con la Wyatt, non sapeva cosa sarebbe successo. Di tutto il resto che le fa vedere non si scusa anzi sembra che sia la sua missione mostrare al mondo ipocrita e puritano americano la miseria dell’uomo.

  Alla fine, anche il Vesuvio si ribella, siamo nel marzo del ‘’44, la famosa eruzione che portò le ceneri fino in Puglia, Deborah Wyatt è sconvolta dal volto cinico e amorale della città ma il peggio deve ancora venire, prende l’aereo, vuole fuggire da Napoli e tornare a casa ma il suo piccolo aereo da combattimento cade tra gli alberi, lei si salva, in abito da sera strappato vagola per la città in cerca di aiuto, alta, bionda, elegante si distingue dalla massa delle donne napoletane basse, scure e malvestite, chiede un passaggio ad un camion militare pieno di soldati americani e si lascia insultare e violentare dai connazionali senza dire un a parola, senza dichiararsi, senza farsi riconoscere come ufficiale e moglie di un senatore americano. Questa è la scena più strana e incomprensibile del film, a un certo punto tutte le difese cadono, per qualche motivo inconoscibile lei accetta di vivere il destino di una donna di un popolo vinto dalla guerra e dalla miseria.

  A quel punto, però, la Wyatt è vinta e se ne torna a casa, il generale commenta: “Malaparte, lei è un genio”.
  La Quinta Armata è alla porte di Roma, le donne escono di casa e abbracciano i soldati liberatori, è festa, un papà col figlio in braccio si mette festante davanti a un carro armato invocando una cioccolata per il bambino, cade, finisce spiaccicato sotto il cingolo, una scena tremenda, il bimbo riesce a sgattaiolare da sotto il carro armato e va a consolarsi tra le braccia della madre inorridita, la gente guarda smarrita ma certo non sconvolta, tanto è abituata alla morte cruenta, poi la marcia riprende alla conquista di Roma città aperta ormai da secoli: dai Galli, dai Vandali, dai Lanzichenecchi, dai Nazisti e dagli Americani.

   Quando il film è uscito, ai tempi di Craxi e di Pertini, certo non fu ben accolto dalla critica e dal pubblico, nessuno voleva rivedere quell’Italia piegata dalla sconfitta, volevamo uscire dagli Anni Settanta e andare incontro ad nuovo miracolo economico, anch’io quando lo vidi in prima visione, ne rimasi sconvolto e non volli capirlo, non accettavo quello scene, quel degrado, quelle donne esposte senza vergogna, quei bambini prostituiti dalle madri, ho dovuto rivederlo per capirlo, per comprendere che sono necessari grandi quadri di negatività per staccarsi da un passato impresentabile e costruire il nuovo.

  La pelle, sembra l’ultimo omaggio al Neorealismo ma non ha lo sguardo amorevole di De Sica, non è un popolo che risorge quello che viene rappresentato ma un mondo che si spera possa finire sotto i colpi del Vesuvio. E’ uno sguardo amaro, cinico, impietrito quello della Cavani-Malaparte che osserva e denuncia una realtà esplosa con la guerra ma che forse era sempre esistita dai tempi Tiberio e di Giovanna la pazza, degli angioini e degli spagnoli, dei Borboni e dell’Unità d’Italia quando soltanto una classe di generali felloni e traditori potevano permettere a Garibaldi di arrivare a Marsala indisturbato e fare finta di combattere a Calatafimi.

  Cinismo, indifferenza, amoralità, tradimento e prostituzione dello spirito sono sempre esistiti nei bassifondi della storia di tutti i tempi.

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