Esiste il rapporto sessuale? Un appassionante viaggio nella sessualità umana e nei “fantasmi” che la motivano e la condizionano

È la domanda che si pone Massimo Recalcati nella sua ultima opera dal titolo "Esiste il rapporto sessuale?" Nel sesso cioè esiste davvero un rapporto?

Giacinto Lombardi Arte e Pensieri
Minervino - giovedì 12 maggio 2022
Dipinto di Magritte
Dipinto di Magritte © n.c.

È la domanda che si pone Massimo Recalcati nella sua ultima opera dal titolo Esiste il rapporto sessuale? Nel sesso cioè esiste davvero un rapporto? Le due sessualità maschile e femminile riescono davvero ad incontrarsi e a capirsi? Le due individualità giungono ad aprirsi ed unirsi all’altro?

Per rispondere a questa domanda l’autore affronta il tema del godimento, che è tipico dell’essere umano il quale, svincolato dall’istinto, che invece regola il comportamento animale, vede la sessualità fortemente condizionata dall’infanzia, dalle esperienze vissute, dall’educazione ricevuta, dal linguaggio che, secondo Lacan, regola le relazioni umane e dà senso alla sessualità.

Nel linguaggio infatti è la chiave del desiderio ma anche della proibizione, che Freud chiamava castrazione, inconscia minaccia che pende sulla testa del bambino per sua natura polimorfo e perverso. In questo gioco di pulsioni, desideri, linguaggi e proibizioni, l’uomo vive tutti i drammi della sessualità da cui discendono i modi più disparati che deve cercare per trovare soddisfazione. Desiderio, fortemente condizionato dal linguaggio, e corporeità, dominata dalle pulsioni, non sempre infatti vanno d’accordo generando sintomi disfunzionali.

Sintomi che ci parlano del “fantasma” inconscio che accompagna e controlla la sessualità umana. Un fantasma che nasce nella prima infanzia e definisce la struttura stessa del comportamento sessuale e delle sue motivazioni. La presenza del fantasma è così importante che fa dire all’autore che non si è mai solo in due in un rapporto sessuale ma almeno in quattro, ognuno si porta dietro il suo fantasma.

Il fantasma è ciò che motiva Il Don Giovanni di De Molina orientato a fare sesso con più donne possibile allo scopo di spogliarle dell’immagine di perbenismo borghese o di religiosa di purezza e svelare la natura della donna come puro essere del godimento. Svelando in questo modo la natura stessa del sesso come ricerca di un godimento fine a se stesso slegato dall’amore e dalla morale.

Per il Casanova di Fellini ciò che motiva la sua seduzione è la sua lotta fantasmatica contro la morte, finché c’è godimento c’è vita e quindi non c’è morte.

Il fantasma, inoltre, determina il fallimento di un uomo, paziente dell’autore, abituato a frequentare delle escort ma, nel momento in cui si innamora di una di loro che lo ricambia ed è disposta a cambiare vita per lui, il suo “arnese” si inceppa, con l’innamoramento scatta l’idealizzazione della donna che diviene così irraggiungibile e proibita, il suo desiderio era legato all’anonima corporeità della sconosciuta e s’inceppa di fronte al nome della donna amata con cui sta cercando una relazione stabile.

Per l’altro grande mistero delle problematiche maschili quale l’eiacutio precox, sembra che la sua spiegazione sia a volte nel rifiuto inconscio di soddisfare la donna e vedere nel suo volto lo sconvolgimento che ne deriverebbe, oppure nel timore sotterraneo che lei possa cambiare e aumentare le sue pretese fino all’insostenibile o allo sconveniente, oppure ancora in una forte identificazione col femminile per cui appena lei accenna al godimento lui ne viene trascinato prima che il godimento dell’altra si esaurisca.

Nel profondo agiscono i “fantasmi” dell’infanzia che accompagnano la vita adulta, può essere l’immagine distorta della donna che oscilla tra la fata e la strega o il timore inconsapevole di scoprire in lei qualcosa di inaccettabile; agisce il linguaggio con cui il piacere femminile è stato rappresentato come forma di corruzione o di inganno, oppure la rappresentazione del piacere maschile come espressione dell’egoismo, del narcisismo, del potere o dello spirito stuprativo con cui spesso la sessualità maschile è rappresentata dai media e dal femminismo tossico divenuto vangelo.

Agisce ancora l’immagine della penetrazione come causa di maternità indesiderate, della doglia del parto o della morte per parto che spesso ha colpito la donna in tempi passati.

Macigni insopportabili caricati addosso fin dall’infanzia che continuano ad agire nell’inconscio agendo direttamente sul sistema nervoso e sfuggendo al controllo della volontà con il risultato di impedire il godimento cercato.

L’infanzia insuperabile del sesso” è certamente il fulcro del testo di Recalcati, la sessualità adulta, egli scrive ispirandosi a Jaques Lacan, si struttura sul carattere polimorfo e autoerotico della sessualità infantile per cui la sessualità umana rimane svincolata dall’istinto animale legato alla riproduzione, è invece orientata al godimento per il godimento costruito dal linguaggio; la sessualità umana non è “naturale”, non risponde ad automatismi istintuali e basta, è costruita e condizionata dal linguaggio che può esaltarne il godimento oppure proibirlo, ridurlo, disfunzionarlo.

LO SCENARIO FANTASMA

La sessualità infantile dunque condiziona quella adulta perché le fasi dello sviluppo sessuale: orale, anale e fallico dell’età pregenitale non muoiono con la fase genitale ma continuano ad esistere e condizionare la fase adulta attraverso l’attività fantasmatica che si è instaurata e nell’infanzia e sopravvive per tutta la vita.

L’attività del fantasma, secondo Lacan, ed il suo carattere autoerotico è responsabile della impossibilità di intima e profonda relazione tra i godimenti dei partner che rimarranno sempre estranei e sconosciuti gli uni agli altri, ciò che invece accade è che ognuno usi l’altro per il suo piacere.

Il corpo dell’altro, riferisce ancora l’autore, non è il vero oggetto del desiderio, si potrebbe perciò dire che non esista la donna oggetto o il toy boy, il corpo invece è causa del desiderio, è ciò che è deputato a scatenare il desiderio, che non è desiderio di un corpo ma possibilità di godimento, tensione e scarica.

LIBIDO E LINGUAGGIO

Nella visione lacaniana della psicanalisi, il linguaggio è la chiave di tutto ma la sua funzione non è tanto motivante del sesso quanto castratoria, l’angoscia freudiana di castrazione si traduce in Lacan in angoscia della proibizione attraverso il linguaggio. Attraverso cui, per esempio, agiscono le leggi, come la morale, le tradizioni o la narrazione.

Anche se la sessualità adulta si struttura su quella infantile, tuttavia, con la pubertà appare l’Altro, sorge il bisogno di essere ad un tempo desiderante e desiderato. Una crescita che però implica il “lutto”, cioè la perdita dell’illusione infantile di essere al centro del mondo e di meritare comunque l’amore di tutti, diventare adulti invece, significa dare e accettare anche il rischio del rifiuto o dell’abbandono.

In un certo senso, per dirla in termini lacaniani, si tratta di non essere più il fallo (il cocco della mamma o il tesoro di papà), ma di avere un fallo, per i maschietti, e di poterlo usare con padronanza e cognizione di causa. Essere fallo significa essere amati e adorati a prescindere, avere un fallo significa amare, donare, agire, essere adulti.

La crescita implica il distacco dalle figure genitoriali, un processo non facile da cui possono derivare molti problemi quando si sono interiorizzate figure castranti, come è il caso della ragazza, altra paziente di Recalcati, che quando è innamorata vede il volto di sua madre durante l’amplesso tanto da rimanerne angosciata e dover interrompere il rapporto. L’attaccamento alla madre è talmente forte che non c’è posto per nessun altro.

Anche un’altra donna, cliente di Recalcati, molto focosa a letto ma non per un suo desiderio di godimento quanto per soddisfare il partner, trova la sua spiegazione nell’infanzia e in particolare nel rapporto col padre. Ricevere l’approvazione dell’Altro è il vero motore del suo comportamento, in altri termini l’immagine della donna caliente è il fantasma che accompagna la sua sessualità

Le parole assorbite nell’infanzia riemergono nell’età adulta condizionando la vita affettiva e sessuale, nelle parole vi è l’approvazione, l’accoglienza come anche la svalutazione, l’abbandono, il rifiuto, il tradimento… e tutto ciò che di positivo o negativo condiziona la vita affettiva del futuro adulto.

L’INESISTENZA DEL RAPPORTO SESSUALE

A parte tuttavia le difficoltà che ogni amante si porta dietro, ciò che determina l’inesistenza del rapporto sessuale, secondo Lacan, è la profonda differenza tra la sessualità maschile e quella femminile, in particolare, il godimento maschile è fallico, concentrato nel solo organo sessuale mentre quello femminile è illimitato, si diffonde su tutto il corpo, è più vicino all’esperienza mistica.

Un’illimitatezza che spaventa, che può spaventare l’uomo ma anche la donna che a volte vede nell’illimitatezza del suo orgasmo il rischio della follia. Recalcati arriva ad affermare, sulla base delle confessioni di alcune pazienti, che in molti casi l’anorgasmia dipenda dal timore di abbandonarsi ad un eccesso di godimento che sconfina nella follia, nel delirio, nella perdita del controllo di sé.

Questa profonda differenza tra le due sessualità determina, nella visione lacaniana, l’impossibilità di una vera interazione tra i sessi.

Un’altra differenza importante sembra dipendere in un presunto feticismo degli uomini di essere eccitati solo da qualcosa, da qualche parte del corpo femminile mentre per le donne è l’ossessione di sentirsi amate in modo unico ed esclusivo ciò che le tranquillizza e le predispone al rapporto e al godimento. La necessità della donna, inoltre, di rispondere alla fissità del feticismo maschile la costringe a giocare il ruolo della donna oggetto senza esserlo davvero, la riuscita del godimento femminile è tutta in questa capacità di godere fingendo il ruolo della maliarda o del puro corpo sessuale senza sentirsi tale e quindi senza sentirsi usata, la donna che non riesce a giocare questa partita incontra difficoltà a godere del rapporto sessuale. Di fronte alla difficoltà di “recitare” la parte dell’oggetto sessuale, la donna può scegliere per es. la via dell’isteria che, consiste nel farsi desiderare a discapito del godimento, accade così che la donna può raggiungere il godimento ma solo a condizione di non amare, se è innamorata si sentirebbe usata finendo così per rifiutare il rapporto con la persona amata. L’isterica ha il bisogno compulsivo di sedurre, di essere desiderata evitando però di innamorarsi e legarsi in maniera stabile.

Un’altra differenza interessante tra godimento maschile e femminile è legata al vedere, il feticismo maschile spesso si manifesta nel guardare il corpo della donna o un solo dettaglio mentre la donna è più facile che preferisca il buio come la condizione ideale per lasciarsi andare e abbandonarsi all’altro.

Ma forse la vera differenza sta nella “tirannia “ del fallo, scrive ancora Recalcati,  la centralità del fallo si trasforma in tirannia, il suo funzionamento è causa di desiderio e di possibile soddisfazione per la donna ma il suo fallimento, che non è possibile nascondere con un falso godimento, diventa il fallimento dell’essere aggravato dal linguaggio che potrebbe definire l’uomo come impotente invece di dire che ha una disfunzione erettile, il passaggio dall’essere all’avere è fondamentale  nel determinare le conseguenze del linguaggio.

La donna invece può fingere, questa possibilità la salva dall’angoscia del fallimento e dall’ansia della prestazione, per lei il rapporto è sempre possibile (o così’ dovrebbe essere) anche senza il godimento, lei piò farlo per amore o per dovere, per mestiere o per amicizia, per interesse o perché la situazione lo richiede e non può più tirarsi indietro senza fare una brutta figura…

Tirannia del fallo per gli uomini, libertà del corpo per la donna è un’altra delle grandi differenze per cui non sarà il sesso il luogo dell’unificazione tra maschile e femminile ma spesso invece può diventare il luogo della divisione e dell’incomprensione.

PERDERE I CONFINI

Se per alcuni la perdita dei confini nell’atto sessuale rappresenta la grande fobia per il timore della follia o di perdere se stessi e la propria identità, come disse una paziente dopo un rapporto fetish: “Non lo faremo più, ho paura di diventare un’altra”, per altri è proprio quell’esperienza di perdersi che dà accesso alla pienezza del godimento, della gioia e dell’esaltazione dei sensi che Recalcati definisce vicina all’estasi.

Estasi infatti significa essere fuori da se stessi, come in uno stato ipnotico, in una condizione di stupore per il magnifico e il sublime, come nell’ispirazione artistica, nell’estasi dei mistici e degli asceti.

Una condizione che si raggiunge solo attraverso la perdita del controllo della coscienza, la consapevolezza talvolta tradisce controllo e diffidenza, in una parola paura dell’altro ma anche di se stessi perché la sessualità fa emergere tutte le proprie paure irrisolte. Paura della paura, dubbi sulla propria natura e sui propri sentimenti, sensazione spiacevole di essere usati e traditi, abbandonati e dimenticati. Si gioca col corpo dell’Altro ma anche col proprio, è messa in discussione la propria autostima, la propria accettazione di se stessi mentre si chiede all’Altro di essere accettati pienamente e dimenticare le proprie insicurezze.

Dubbi e insicurezza minano la capacità di lasciarsi andare al tripudio dei sensi e al pieno godimento di cui si sarebbe capaci.

Per quanto riguarda però il godimento femminile, sembra dire Recalcati, proprio perché eccessivo è anche il più temuto: “per la donna, la domanda che accompagna frequentemente la sua vita sessuale è se può veramente permettersi di perdersi nell’Altro, di rinunciare davvero al governo del suo corpo, di disfare il suo essere, la propria identità per raggiungere quella di un godimento senza limite senza però, al tempo stesso, diventare folle, senza perdersi davvero”. (op. cit. pag. 183)

È meglio unirsi a chi si ama e si conosce - sembra chiedersi Recalcati - oppure lasciarsi andare ad appuntamenti al buio e concedersi a persone appena conosciute? Non c’è una regola fissa, il testo citato ci porta l’esempio di una donna che solo quando è innamorata può raggiungere il pieno abbandono ed esempi di donne invece che solo con persone anonime appena conosciute sentono profonda attrazione e provano godimenti eccessivi.

 C’è una soluzione? Ci chiediamo noi dopo la lettura di un testo che non sembra proporre soluzioni.

Intanto, forse, nell’attesa di pillole magiche per tutti problemi legati al corpo e al desiderio, bisognerebbe aggiungere alla lunga lista dei modi di essere “diversi” proposti dagli LGBT+ anche i modi di essere “normali” e accettare il fatto che esiste il rapporto breve e il rapporto lungo, la vagina larga e la vagina stretta, lo squirting e la secchezza vaginale, le varie dimensioni del pene, le  performance del porno e la vera e sublime piccola morte degli amanti che si cercano e si annullano nell’altro con la soave incoscienza della passione e del desiderio.

In questo modo, accettando cioè la diversità e l’incompletezza della condizione umana, l’unificazione dei sessi, impossibile sul piano sessuale, può avvenire sul piano dei sentimenti anch’essi orientati dal linguaggio, cioè dalla cultura, dalle leggi, dalle tradizioni; ad un livello più alto il linguaggio può realizzare la riunificazione impossibile del mito dell’androgino.

Secondo il mito platonico, infatti, gli umani in origine erano doppi, maschi e femmine uniti per la schiena, con due teste, quattro braccia, quattro gambe e due sessi, generalmente uno maschile un femminile ma vi erano anche eccezioni con due organi dello stesso sesso. La loro potenza però li portò a ribellarsi agli dei, così Zeus li divise costringendoli a cercare l’altra metà.

Per Recalcati questa unità è impossibile trovarla nella sessualità poiché è costruita sulla sessualità infantile narcisista e autoerotica, possiamo però sperare che sia possibile sul piano del linguaggio e tutto quello che poeti e scrittori hanno scritto esaltando l’amore, il dono, l’esaltazione dell’amata, l’unità anche nel dolore e nel sacrificio o “la social catena” leopardiana che tiene unito il mondo… sia servito a qualcosa malgrado continuamente aggredito dall’antilingua del potere e della proibizione.

Oppure vi è anche un altro approccio al sintomo, un modo trascendentale e fenomenologico, un modo esistenziale che non giudica, non classifica, non divide l’essere tra normalità e malattia ma riconosce nel sintomo il messaggio profondo del sé, il non detto, la verità nascosta, il disvelando heideggeriano che parla dell’essere al mondo e della condizione umana; che denuncia la vita inautentica della persona, che costringe a chiedersi “Che ci faccio qui? Chi sono io realmente? Cosa sto cercando? Come posso realizzare me stesso?

In questa prospettiva, fenomenologica ed esistenzialista, il sintomo è rivelatore di verità, è “involontaria rivolta dell’uomo presente alla sua fragilità” (Ungaretti), è trasgressione, è maldestro tentativo si ribellione alla vita inautentica dell’essere “gettato” in un mondo suo, e può essere la messa in discussione radicale del proprio esistere, del modo in cui si sta vivendo la propria esistenza.

Il sintomo, sia esso il tic nervoso, il lapsus, l’andatura asimmetrica, il cronico mal di schiena, il colon irritabile, la tachicardia, le mani fredde e sudate, l’ansia cronica, l’ansia di accettazione o di prestazione, l’immaturità affettiva o il sintomo sessuale… va abbracciato, va amato e riconosciuto come possibile via di salvezza, smagliatura nella rete del pescatore da cui il povero pesce può fuggire.

Il sintomo che sfugge al controllo della volontà sfugge anche al controllo della regola sociale e pone l’essere di fronte alla scelta radicale: cambiare vita, cambiare atteggiamento, cambiare lavoro, cambiare partner, trascendere il proprio esistere nella bieca dimensione del bisogno, assurgere a una visione più elevata del proprio destino, trovare la propria mission, dare un nuovo senso all’esistenza…

Ludwig Binswanger, uno dei grandi padri dell’antipsichiatria, considera la malattia mentale, nel nostro caso il sintomo nevrotico, il segno del fallimento della capacità di autodeterminazione e realizzazione del proprio essere.

Il sintomo svela il fallimento del proprio processo di adattamento al mondo, della maschera pirandelliana che indossiamo per sopravvivere, ma dà anche voce all’élan vital (slancio vitale) che anima il proprio sé e reclama ancora uno sprazzo di vita e di godimento.

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