Sporchia miseria!

A cura di Simone Todisco

Minervino - sabato 08 maggio 2021
Orobanche crenata
Orobanche crenata © Stefania Cassano

Uno sguardo distratto potrebbe facilmente scambiarla per uno di quei funghi maleodoranti del genere Phallus, specialmente nella prima fase dello sviluppo, quando è appena spuntata dal terreno. E invece si tratta di una pianta superiore erbacea - si - ma... molto particolare!

Presenta infiorescenze a forma di spiga con fiori dalla corolla bianca delicatamente venata di lilla. Le sue foglie sono ridotte a minuscole squamette, e del colore verde, tipico delle piante, non vi è traccia. Il motivo è presto detto. Ce lo svela il nome scientifico del Genere, che in Italia comprende 44 specie: Orobanche. So a cosa state pensando: a Paperon de’ Paperoni che sguazza all’interno del suo caveau strapieno di sacchi colmi di banconote e monete d’oro. Non è nutrendovi di queste piante che vedrete lievitare istantaneamente i vostri conti in banca, sia ben chiaro! Orobanche deriva dai termini greci òrobos  (legume) + anchéin (strozzare).

Si tratta infatti di piante parassite, incapaci di fare fotosintesi e quindi di autoprodursi gli zuccheri vitali. Questi devono richiederli (anzi se li prendono di diritto!) a piante ospiti di varie famiglie, nei cui apparati radicali affondano come artigli le loro radici provocandone l’indebolimento. Diversi sono i nomi volgari attribuiti a queste piante: succiamele, coda di leone, sparagione, brucialegumi, ma sulla Murgia ve n’è solo uno che gli rende piena giustizia: sporchia! Da noi le specie sono diverse, ma la più conosciuta è la succiamele delle fave o sporchia delle fave il cui nome scientifico è Orobanche crenata.

È croce per gli agricoltori poichè può danneggiare le coltivazioni di legumi, sottraendo alle piante linfa vitale. Ogni singolo esemplare, a fine stagione, dopo la bellissima fioritura, può produrre fino a centomila piccoli semi, che possono rimanere in quiescenza nel terreno fino a 15 anni. Tuttavia è anche delizia: pianta commestibile, in Puglia centro meridionale la si raccoglie fin dalla notte dei tempi, quando era considerata il cibo dei miserabili. I contadini erano impiegati dai grandi proprietari terrieri per estirpare le piante prima che fiorissero e che producessero i numerosissimi semi.

Oggi è considerato un cibo pregiato, e sul mercato la si può acquistare a prezzi davvero esorbitanti! Vengono raccolti i giovani turioni che fuoriescono dal terreno proprio in corrispondenza del periodo di fioritura delle fave. Numerosi sono i piatti Murgiani a base di questa singolare pianta: i turioni possono essere consumati crudi, lessati e conditi con olio e foglie di menta, in abbinamento con le fave, sottacéto, sottòlio o trasformati nel più grande classico della cucina italiana, ovvero in una stuzzicante frittata. Sotto il profilo nutrizionale la sporchia è molto ricca in acqua,  fibre, potassio e in un derivato dell’acido caffeico. Contiene inoltre tannini, acidi grassi carotene e sostanze amare.

Conosciuta fin dai tempi dell’antica Grecia e dei Romani anche come pianta officinale per le sue proprietà antinfiammatorie, antispastiche, antimicrobiche, calmanti, cicatrizzanti e diuretiche. Beh…che dire…visto che siamo nella stagione giusta buona sporchia a tutti! Ma non sporchiatevi troppo… o potreste essere etichettati come “portatori di spurchia” ovvero iettatori!

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