Che ciazio vuoi?

A cura di Giuditta Garziano

Minervino - sabato 10 aprile 2021
Euphorbia myrsinites
Euphorbia myrsinites © Giuditta Garziano

È stato all'Università, quando il mio amico Sebastiano mi ha affidato le sue prove di germinazione sui semi di Euphorbia dendroides L., che ho conosciuto meglio il genere dell’Euphorbia... davvero strano! Per non parlare della famiglia delle Euphorbiaceae: hanno tutte il loro caratterino e devi rispettarle senza fare storie, ne fa parte anche il tossico Ricino.

Nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia si trovano numerose specie di Euphorbia e sottospecie: E. spinosa (E. spinosa L.), E. schiattarella (E. apios L.), E. sottile (E. exigua L.), E. pugliese (E. nicaeensis subsp. japygica (Ten.) Arcang.), E. mirsinite (E. myrsinites L.), E. cespugliosa (E. characias L.), E. falcata (E. falcata L.), E. minore (E. peplus L.), E. calenzuola (E. helioscopia L.), E. arborea (E. dendroides L.) sono solo alcune. A questo genere di piante ne appartengono più di duemila in tutto il mondo, tutte di così diverso aspetto e portamento che per alcune neanche lo si direbbe. Con le loro delicate fioriture verdastre tinteggiano i prati sin dall’inverno. L’Euphorbia spinosa è una specie piuttosto bassa che spicca per il suo verde intenso e per la sua caratteristica forma a cuscinetto, la sua fioritura è piuttosto precoce rispetto alle altre ed è molto suggestivo osservare come popolazioni di questa specie, con le loro brillanti e soffici forme, riescano a contrastare le asperità dei massi affioranti formando graziosi giardini rocciosi sui pendii collinari.

Ma come si riconoscono? Scrutando il fiore... che un fiore non è!

Per apprezzare la sua stravaganza bisogna osservarlo da vicino, non ha la classica corolla con petali colorati da esibire, si tratta invece di un’infiorescenza composta dal fiore femminile centrale e da più fiori maschili che insieme simulano un unico fiore, così strano che anche il nome non poteva che essere pronunciato con un dittongo: ciazio. L'insieme dei fiori è avvolto da brattee verdastre che formano un ricettacolo a coppa ed è il caso di dirlo, ogni specie si fa i ciazi suoi.

Sul ricettacolo sono disposte a raggera delle ghiandole nettarifere che hanno forme diverse a seconda della specie: ovali come quelle della E. spinosa, a semiluna tipiche della E. cespugliosa o con i caratteristici cornetti della E. mirsinite, al centro si trova il fiore femminile con l’ovario¸ avvolto da 5 o più fiori maschili ridotti ad un unico stame.

Negli ambienti ruderali in questo periodo può capitare di trovare la più vistosa e boccoluta E. characias (può arrivare fino a 120 cm di altezza), ha iniziato già da mesi l’antesi ed è riconoscibile dai caratteristici nettari semilunari bruno violacei all’interno delle cupole di un brillante giallo verde, ma anche imbattersi nell’ Euphorbia mirsinite può essere un’esperienza interessante: è come incontrare una paffuta signora ingioiellata, con le sue infiorescenze ad ombrella in verde e le ghiandole nettarifere che a breve si concederanno un cambio d’abito su calde tonalità rosso aranciate, si lascia ammirare nel suo rustico e basso portamento ma non bisogna farla arrabbiare né mancarle di rispetto altrimenti diventa “irritante”, di quelle che alle troppe domande ti risponderebbe: son ciazi miei!

Tutte le Euphorbie della murgia contengono un latice caustico e urticante nel fusto, se spezzato, il latice fuoriesce ed è in grado di provocare ustioni sulla pelle e sugli occhi, gli erbivori lo sanno bene e hanno imparato a riconoscere queste piante e ad evitarle, per questo in determinati periodi dell’anno, anche quando il foraggio scarseggia nei prati, le Euphorbie rimangono integre al passaggio delle greggi poiché vengono accuratamente scartate, preservando uno spavaldo vigore anche nelle stagioni più difficili a dispetto di tutte le altre specie più commestibili.

Le caratteristiche di tossicità di queste piante vengono invece ignorate dai più piccoli abitanti del Parco, per cui se insetti ditteri (Syrphidae, Muscidae, Calliphoridae) si occupano dell’impollinazione, a fine estate è possibile ammirare su di loro uno dei più belli e colorati bruchi della nostra murgia: la Sfinge dell’Euphorbia (Hyles euphorbiae (Linnaeus, 1756)). Ignara, scorrazza su queste piante per fare grandi scorpacciate delle loro foglie, acquisisce così la loro tossicità diventando immangiabile per eventuali predatori. La dispersione dei semi avviene con esplosione della capsula che li contiene e che ne provoca un salto balistico a distanza, una volta a terra, per facilitare ulteriormente la dispersione dei semi di alcune specie, in un rapporto collaborativo possono intervenire anche le formiche, il trasporto è gratis ma ad allettarlo ci sarà il baratto con il nutriente spuntino delle carnose caruncole apicali dei semi (elaiosomi).

Tra le illustri presenze nel Parco, ci sono anche la rara E. arborea di interesse fitogeografico, caratteristica di particolari ambienti mediterranei e la specie endemica E. nicaeensis sub. japygica.

Ah... che poi si sappia, anche in inverno quando comprate la “Stella di Natale”, state festeggiando con una Euphorbia!

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I commenti degli utenti
  • Francy ha scritto il 17 aprile 2021 alle 14:50 :

    Rubrica davvero molto interessante! Rispondi a Francy