Il fiore color cielo

A cura di Marina Pedone

Minervino - sabato 03 aprile 2021
Linum tommasinii
Linum tommasinii © Mirella Campochiaro

Chiudete gli occhi e pensate al tepore del sole primaverile, pensate al brillio delle rocce lungo il costone murgiano. Ora alzate lo sguardo fin su per la collina e i vostri occhi riempiranno la vista di tantissimi piccoli fiori di colore azzurro violetto come il cielo al tramonto. E, così avete imparato a riconoscere un altro fiore della Murgia: il Linum tommasinii.

È una pianta erbacea perenne di struttura assai gracile, i suoi fusti fioriferi sono cilindrici, lisci e di color verde chiaro che hanno un portamento eretto ma, poco prima dell’estremità, si incurvano per sorreggere il fiore. Possono essere alti anche 30 cm e si ramificano solo vicino all'infiorescenza composta da 2 o 4 fiori, piuttosto penduli. 

Il calice è formato da sepali eretti lanceolati di colore verde. L'ampia corolla, grande da 2 a 4 cm, è formata da 5 petali, colorati di un vistoso celeste e attraversati da numerose nervature tendenti al viola con stami giallo-biancastri. I frutti sono capsule ovoidali contenenti semini appiattiti di colore marrone. Dai semi si estraeva un olio grasso impiegato nella confezione delle vernici e da cui si ricavavano delle pomate ad uso pediatrico.

Il nome generico Linum spiega l’affinità con il genere linum: dal greco "Linon", successivamente 'Linum' per i latini, che significa "fibra". L’epiteto tommasinii è il cognome del podestà di Trieste (1794-1879) studioso della flora a cui la pianta è stata dedicata. 

Dal punto di vista degli usi della pianta possiamo parlare delle affinità con il Linum usitatissimum, pianta coltivata fino agli anni 70 per ricavarne una pregiata fibra tessile e per i suoi semi da cui si estraeva l’olio utilizzato in cosmesi. La coltura del lino comune, a partire dagli anni 30 divenne diffusa sulla Murgia, tant’è che, Altamura, Comune del Parco, era nota come la città delle tre “l”, ovvero “lino lana e lenticchia”.

Una curiosità che ci porta indietro di circa 5000 anni nell’antica civiltà Egizia: era nota la coltivazione di varie specie del genere linum per produrre filo adatto alla tessitura e ricavare le bende che avvolgevano le mummie. Per la loro preziosità, la fibra e l’olio di lino venivano riservati alla casta sacerdotale. Dal punto di vista botanico-ecologico risulta essere particolarmente interessante quando in associazione con il lino delle fate (stipa austroitalica) caratterizza i pascoli steppici e le praterie calcaree, divenendo prerogative fascinose del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

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