"Nostalgia degli dei", Veneziani presenta in Puglia il suo nuovo libro

Gli dei di cui parla lo scrittore biscegliese, ora trapiantato a Roma, non sono le divinità greche bensì i valori universali di cui l’Occidente laico e cristiano si fa da sempre erede e portatore

Giacinto Lombardi Arte e Pensieri
Minervino - mercoledì 27 marzo 2019
Nostalgia degli dei
Nostalgia degli dei © n.c.

Si è svolto ieri sera a Trani, nella bella cornice del Palazzo Beltrani, la presentazione dell’ultimo libro di Marcello Veneziani “Nostalgia degli dei” edito da Marsilio a cui seguiranno le presentazioni del 27 a Ruvo e del 30 a Bari.

Un titolo “azzeccato” per un intellettuale del conservatorismo nobile della destra italiana che si autodefinisce “animale nostalgico” e che ama ricordare l’infanzia come rimanere attaccato ai valori che hanno contrassegnato la sua crescita.

Malgrado il titolo, però, gli dei di cui parla lo scrittore biscegliese, ora trapiantato a Roma, non sono le divinità greche bensì i valori universali di cui l’Occidente laico e cristiano si fa da sempre erede e portatore.

Gli dei e le dee di cui Veneziani lamenta la mancanza e ne sente la nostalgia sono racchiusi nelle dieci parole chiave che segnano tutto il libro: Civiltà, Destino, Patria, Famiglia, Tradizione, Comunità, Mito, Anima, Ritorno, Dio.

Sono parole che l’individualismo dei tempi attuali ha esiliato nei labirinti oscuri della memoria ma la loro mancanza è causa della crisi dei valori dei tempi attuali, il disgusto della politica, l’inconsistenza dell’informazione, l’opinionismo al posto della riflessione critica, la narrazione al posto della verità, lo scandalismo invece dell’informazione, lo stigma sociale al posto del giudizio, il fanatismo estremista che insulta equilibrate sentenze.

Le conseguenze sono l’incertezza, la mancanza di futuro, l’impossibilità di progettare a medio e lungo termine sintomi di una società senza Dio e senza dei, senza valori certi capaci di dare stabilità all’uomo oltre che alla società a sua volta tormentata dalla contrattazione permanente, dall’ombra delle lobby e dei poteri nascosti che sfuggono al controllo democratico.

La discussione, in qualche modo guidata dal presentatore dott. Tarantini, ha preso tuttavia il facile canale della politica. La crisi della Destra e della Sinistra, la violazione dei principi di universalità dei diritti e dei doveri, il decadimento del valore del merito a favore di quote privilegiate di ogni genere, la liquidità dell’elettorato che cambia partito da una violazione all’altra.

Interessante l’arringa un po’ sopra le righe di un ex missino passato a Cinque Stelle che si chiede come mai l’autore non riconosce la grande novità del movimento pentastellato nel rinnovamento della politica ma Veneziani gli risponde che la crescita smisurata di quel partito è il segno della crisi della politica. Alla domanda sul ruolo delle donne nel cambiamento in atto come anche alla domanda di un altro partecipante sulla necessità che anche gli uomini rivendichino diritti specifici degli uomini e interventi specifici a sostegno delle condizioni di svantaggio del mondo maschile, l’autore risponde ancora che non vede alcuna ragione di compromettere i principi di universalità dei diritti e dei doveri dei cittadini indipendente dal sesso o altre considerazioni che finirebbero per deprimere il merito e l’impegno del singolo.

Concludendo, diciamo che vi erano due modi di reagire al silenzio del divino nella nostra società: il nichilismo e la nostalgia. Accettare come Neatzsche il fatto che Dio è morto, perché noi lo abbiamo ucciso, e con lui sono morti i valori universali che davano senso e stabilità all’esistenza umana, accettare l’angoscia che ne deriva vagolando in un cielo vuoto e senza punti fermi e finalmente staccare gli occhi dal cielo ed occuparsi della terra gridando con Zarathustra: “Fratelli, amate la terra”; oppure fare un passo indietro, richiamare alla memoria i valori perduti del vivere civile, ammettere, al contrario di Neatzsche, che non si può fare a meno di Dio o degli dei, che l’uomo è un essere metafisico che ha bisogno di dare valore a ciò che fa ed è capace di pensare il futuro, sa di essere responsabile delle sue azioni rispetto alle generazioni che seguiranno e provare quindi a ridare vita e splendore ai valori perduti.

Marcello Veneziani ha scelto la seconda possibilità.



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