​La bimba picchiata a Genzano di Roma, una storia di degrado su cui riflettere

Ogni genitore sa che quando un bimbo piange solo la serenità del genitore può calmarlo, devi restare calmo, respirare profondamente e rassicurare il bambino e, se da solo non ce la fai, devi chiedere aiuto

Giacinto Lombardi Arte e Pensieri
Minervino - venerdì 01 marzo 2019
Delitto di Genzano
Delitto di Genzano © n.c.

E’ la storia di una ragazza, Sara, di 23 anni con alle spalle due storie sentimentali fallite ma da cui sono nate una figlia che oggi a 5 anni e due gemelline di 22 mesi. Due storie finite di cui non si sa niente: perché sono fallite? Che persone erano questi due compagni? Dove sono ora? Dov’è il padre naturale della bambina ferita?

Lei viveva con suo padre e sognava di cambiare vita, di voltare pagina anzi, come dice lei da Barbara D’Urso, di capovolgere la pagina e cambiare vita. Incontra F.Z., un ragazzo molisano di 25 anni, anche lui disoccupato e con precedenti penali per furto, lesioni e stalking e in poco tempo decide di andare a vivere con lui in un appartamentino fatiscente portandosi dietro le tre bambine.

Francamente come si fa a non rimanere inorriditi all’idea che una madre affidi le sue figlie a un giovane emarginato e violento, senza lavoro e in una casa che Repubblica giudica fatiscente.

Siamo davanti a un giovane dall’equilibrio instabile, facilmente è portato alla violenza anche se poi, come da manuale, si pente, piange, commuove e ricostruisce la complicità con la donna-mamma dalla cui protezione non si è mai affrancato. Sara gli appare forse come una donna forte che può sostenerlo ma anche come una ragazza che gli somiglia, cresciuta prima del tempo per la vita che ha fatto, una donna che ha qualche errore da farsi perdonare e che quindi non può giudicare uno più disperato di lei.

Episodi di violenza vi erano già stati, sul corpo della bambina sono stati trovate ecchimosi di vecchia data, ma lei aveva già postato su Facebook il dolce quadretto dell’amore ritrovato e non poteva smentirlo con una denuncia né tornarsene da suo padre ammettendo il fallimento di quell’unione.

Malgrado l’instabilità del giovane, quel giorno, lei lascia le due gemelline al compagno e, con la più grande, esce per portare delle medicine a suo padre. La bambina però non è tranquilla con quell’uomo instabile e violento, comincia a piangere, forse non voleva restare sola con lui, voleva uscire con la madre, voleva andare dal nonno con lei. Ogni genitore sa che quando un bimbo piange solo la serenità del genitore può calmarlo, devi restare calmo, respirare profondamente e rassicurare il bambino e, se da solo non ce la fai, devi chiedere aiuto.

Ma F.Z. non è un genitore, non è un adulto e la bimba non è nemmeno sua figlia, si sente respinto, sente la sua impotenza, si innervosisce, la bimba sente la sua rabbia e ha ancora più paura e piange ancora più forte, il disgraziato va fuori di testa, perde il controllo, si avventa sulla bimba pur di soffocare quel pianto di dolore, di accusa e forse di rifiuto verso quella casa estranea, quelle grida per lui sono insopportabili.

Poi chiama la madre e si fa trovare in lacrime sopra la porta con la bimba in braccio raccontando bugie inorridito da se stesso.

La ragazza avrebbe dichiarato che non lo lascerà solo, che ha problemi psichici, che lo devono aiutare e il pubblico si è scatenato contro di lei e la sua compassione come altri si sono scatenati contro di lui chiedendo torture, immersione nell’acido ma con la testa fuori perché conoscesse il dolore che ha provocato, nessuna possibilità di pentimento e rieducazione. Una gara a chi la spara più grossa.

Ma forse la compassione è la parte più nobile di quella ragazza, che sa di aver sbagliato e conosce gli inganni della mente, i corti circuiti che bloccano la ragione e la sua capacità di processare gli impulsi distruttivi dell’istinto di sopravvivenza. Lei sa che lui ha bisogno di aiuto, come ne ha bisogno lei, come ne ha avuto bisogno nei momenti difficili in cui invece è stata lasciata sola.

Tuttavia, dopo le dichiarazioni di odio a Pomeriggio 5 è probabile che lo abbandonerà, la punizione e forse il riscatto dell’uomo è affidato al processo, al carcere, alle istituzioni.

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