​Il narcisismo collettivo, una nuova sindrome per spiegare la violenza dei gruppi sociali, ma la “cura Gillette” è peggio della malattia

Il narcisista collettivo soffre quando il suo gruppo è criticato, si deprime quando subisce una sconfitta e diviene violento quando il gruppo è attaccato

Giacinto Lombardi Arte e Pensieri
Minervino - venerdì 18 gennaio 2019
Un frame del nuovo spot Gilette
Un frame del nuovo spot Gilette © n.c.

In Sudan un insegnante britannico ha rischiato il linciaggio per aver permesso ad alcuni suoi alunni di chiamare il loro orsacchiotto Mouhammad, 10.000 musulmani arrabbiati ne chiedevano la pena di morte.

Nel 2014 una troupe inglese è stata costretta a lasciare l’Argentina perché una delle auto era targata H982 FKL, fatto assolutamente casuale ma interpretato come una canzonatura della sconfitta argentina nella guerra delle Falkaland.

Nel mondo le tifoserie delle varie squadre si scontrano più per offendersi vicendevolmente che per sostenere la propria squadra e spesso la violenza si trascina anche fuori dagli stadi. I tifosi nascondono rancori secolari per una partita persa o una decisione arbitrale discutibile.

In politica, l’Occidente si sposta a destra coltivando nazionalismi e xenofobie antistoriche perché milioni di europei si sono sentiti sminuiti e traditi dai loro governi a causa dell’arrivo di migranti africani e delle politiche a loro sostegno messe in atto dagli stati.

Il 22 luglio 2011 un cittadino norvegese, nazionalista e xenofobo, Anders Breivik, uccide 69 giovani laburisti colpevoli di sostenere politiche di accoglienza nei confronti degli stranieri.

In Italia una semplice battuta di dissenso di Claudio Baglioni verso la politica dei porti chiusi, ha generato una campagna diffamatoria nei suoi confronti e la richiesta di dimissioni da direttore artistico di Sanremo.

Tutto questo e tanto altro ancora è narcisismo collettivo. Ma che cos’è il narcisismo e come possiamo definire il narcisismo collettivo?

Come ho già scritto in un post su FB, Il narcisismo è la frustrazione, la rabbia e la violenza che scaturisce nel bambino quando non vede soddisfatti i suoi desideri, quando si accorge di non essere il figlio prediletto o la più bella del reame, quando da adulto continua a pensare che gli sia tutto dovuto, che chi ha di più non lo meriti e che lui sia la vittima della storia senza mai assumersi la responsabilità delle sue azioni, senza mai chiedersi "che posso fare io per l'America?", come ebbe a dire J.F.Kennedy.
Da questa oscurità nasce la violenza gratuita negli stadi e nella politica, la violenza del gesto come l'insulto della parola, sia esso esplicito che implicito nella demonizzazione dell'altro, nel preconcetto e nel pregiudizio, nel ricoprire l'umanità dell'altro col fumo di una becera definizione legata a una qualche forma di appartenenza politica, religiosa, territoriale sportiva. Il narcisista nega la sua umanità per esaltare l'immagine e, allo stesso modo, non vede l'umanità dell'altro ma solo la sua immagine deformata dalla definizione che ne ha dato. C'è un filo sottile che separa il patriota dal nazionalista, l'internazionalismo dall'imperialismo, la piccola patria dal separatismo... il narcisista supera quel confine.

Da dove viene, dunque, il narcisismo collettivo? Poiché l’uomo è un essere sociale, si riconosce nel gruppo a cui appartiene, il narcisista collettivo si identifica nel gruppo che diviene un prolungamento del suo ego e proietta sul gruppo la sua immagine grandiosa e permalosa, la sua suscettibilità, nei casi più gravi il gruppo diviene un’icona sacra, intoccabile, incriticabile e quando il gruppo è sminuito egli vede crollare tutte le certezze e le sicurezze riposte in esso. L’attacco al gruppo diviene attacco alla sua stessa persona, al suo sé, alla sua autostima, al suo stesso orgoglio.

Il narcisista collettivo soffre quando il suo gruppo è criticato, si deprime quando subisce una sconfitta e diviene violento quando il gruppo è attaccato.

Recenti studi degli scienziati dell’Università della Pensilvania che hanno analizzato il cervello dei narcisisti con la risonanza magnetica, hanno rilevato che essi non solo soffrono quando vengono criticati o sminuiti ma anche che provano sollievo quando possono rispondere con l’aggressività a ogni forma di rifiuto sociale.

Poiché questi comportamenti e queste emozioni possono essere facilmente usati per ottenere consenso politico, gli scienziati si chiedono come fare ad attenuare la sofferenza dei narcisisti e disattivarne la collera quando vengono criticati. Non nego che certi presupposti mi preoccupano. Cosa stanno cercando? Medicine da occultare del cibo o nelle bevande industriali? Messaggi occulti da propalare attraverso film e pubblicità? Messaggi subliminali mischiati con cultura e informazione?

Sembra proprio di sì e la risposta è la nuova pubblicità della Gillette che ha fatto infuriare i movimenti maschili americani e ha fatto parlare di sé anche i giornali italiani, che ha commosso le donne fino a chiedersi “Vuoi vedere che ci toccherà comprare le lamette per sostenere la campagna anti machista, proprio noi femministe che notoriamente non ci depiliamo nemmeno le ascelle??” Come scrive Monica Lanfranco su “Il Fatto Quotidiano”. Ma ha anche fatto infuriare i movimenti maschili che chiedono il boicottaggio della Propter e Gamble, The Post Millenial titola “Gillette ha un problema con gli uomini, ora noi consumatori abbiamo un problema con Gillette”. La pubblicità elenca una serie fenomeni maschili discutibili e si chiede “E’ questo il meglio di un uomo?” E vi contrappone esempi di dolcezza e delicatezza come è giusto che sia un uomo del terzo millennio. Una pubblicità che si inserisce nella nuova ideologia della tossicità del maschile, essere maschi è una malattia che bisogna estirpare a colpi di propaganda, senza discussione e senza poter reagire.

Noi crediamo, invece, che il narcisismo collettivo di questo tempo si annida anche nella Gillette, nella sua incapacità di essere vicino ai suoi clienti nel difficile cammino della crescita e nel ricordarsi che se oggi usufruiamo dei confort dell’edilizia, della medicina, della bellezza della arti, delle se pure incerte sicurezze dello stato e delle leggi, del sollievo al lavoro che ci offrono le scienze e le tecniche, per non parlare di diritti umani e ricerca della felicità e tanto altro ancora, tutto questo nasce dal sudore, dal sangue, dal genio e dall’abnegazione di tanti uomini che nei secoli hanno abbandonato soffici lenzuola e hanno superato se stessi e le condizioni storiche iniziali per costruire mondi più confortevoli per l’essere umano.

Le alte sfere della Propter e Gamble oggi, di fronte alla collera dei clienti si giustificano dicendo che hanno invitato una donna esperta di cultura di genere che li ha sfiniti dicendo che bisognava fare qualcosa che piacesse alle femministe tanto gli uomini sono talmente abituati ad essere insultati che non si sarebbero accorti di quanto fosse offensivo… Ecco questa indifferenza ai sentimenti altrui, questa preoccupazione per l’immagine sono i segni del narcisismo.

Il narcisismo non si combatte col narcisismo ma con la cultura, le arti, i sani principi, l’autentica esperienza religiosa, le infinite discussioni, il riconoscimento e la condivisione dei sentimenti altrui.

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