La ricostruzione

Aghilar, aiuti esterni e il progetto di andare all'estero ma la fuga è finita nella nostra città

Un episodio di cronaca che mette la nostra città sotto i riflettori. Si attende ora l'esito delle indagini che ricostruisca al più presto la rete di contatti che l'ortense ha sfruttato per coprire la propria fuga

Cronaca
Minervino mercoledì 29 luglio 2020
di La Redazione
Cristoforo Aghilar
Cristoforo Aghilar © n.c.

E’ terminata la folle fuga di Cristoforo Aghilar, l’omicida di Filomena Bruno che lo scorso 9 marzo era evaso dal carcere di Foggia, in piena emergenza Coronavirus. Questa mattina i Carabinieri hanno spiegato i dettagli dell’operazione e fornito i numeri del grande dispiegamento di forze dell’ordine che ha consentito la cattura dell’evaso, a quasi cinque mesi dalla sua fuga. Nel frattempo la comunità di Orta Nova può tirare un sospiro di sollievo. Infatti da mesi la famiglia della donna assassinata doveva osservare delle rigide misure di sicurezza, con costanti pattugliamenti e presidi dei Carabinieri per evitare che Aghilar potesse tornare in azione.

Nel corso della conferenza stampa presso la Caserma dei Carabinieri il Procuratore Capo Ludovico Vaccaro ha elogiato l’operato della “squadra Stato” e riportato i numeri dell’operazione, con centinaia di perquisizioni, decine di intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate tra Orta Nova e Minervino Murge, luogo dove poi è stato catturato l’evaso. Aghilar avrebbe cambiato almeno dieci rifugi. E’ stato necessario anche il coinvolgimento dei Servizi Informativi che hanno appurato un progetto di espatrio verso l’est Europa. All’atto della cattura il fuggitivo non ha opposto resistenza e si è complimentato con i Carabinieri: Un grande sforzo investigativo del mio ufficio e soprattutto dell’Arma dei Carabinieri. Uno sforzo importante, ci tenevamo che l’intero gruppo degli evasi venisse assicurato alla giustizia. Aghilar in particolare, alla luce dei gravi reati di cui è accusato”.

Scarse le soffiate, del tutto assenti le segnalazioni: beccare Aghilar non è stato affatto facile anche se più volte, nel corso di questi mesi, gli investigatori sono andati vicinissimi alla sua cattura. L’uomo avrebbe cambiato almeno una decina di covi, riuscendo a mimetizzarsi nel territorio, forte di una rete di fiancheggiatori tutta da svelare. Il latitante è stato ritrovato nel casolare in piena notte. Al momento dell’arresto si è anche congratulato con i carabinieri: “Siete stati davvero bravi, complimenti”, le sue parole. Nel covo c’erano viveri e alcune lettere, queste ultime al vaglio di chi indaga. Aghilar si sarebbe servito di una serie di fiancheggiatori per sfuggire alla cattura e procurarsi cibo. Sono ben noti i collegamenti tra la criminalità del Basso Tavoliere e della Bat. L'ex fuggitivo ha ammesso anche che carabinieri e cacciatori avevano sfiorato la sua cattura in almeno una circostanza.

Un episodio di cronaca che mette la nostra città sotto i riflettori. Si attende ora l'esito delle indagini, portate avanti dalle forze dell'ordine, che ricostruisca al più presto la rete di contatti che l'ortense ha sfruttato per coprire per così tanti giorni la sua fuga dalla giustizia.

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