Disastro ambientale

Brucia ancora il bosco di Acquatetta, da ieri pomeriggio si lotta contro le fiamme

Dal pomeriggio di ieri l'area boschiva nella zona denominata Lama Cupa, attigua all'area che già in precedenza era stata teatro del disastroso incendio, ha iniziato a bruciare

Cronaca
Minervino venerdì 10 luglio 2020
di La Redazione
Vasto incendio Bosco Acquatetta
Vasto incendio Bosco Acquatetta © n.c.

Brucia ancora il bosco di Acquatetta. Dopo otto anni dal disastro ambientale del 12 luglio 2012 in cui vennero carbonizzati circa 600 ettari di bosco fitto, uno dei più grandi e caratteristici polmoni verdi della Murgia e del panorama floro-faunistico italiano torna a essere vittima delle fiamme.

Dal pomeriggio di ieri l'area boschiva nella zona denominata Lama Cupa, attigua all'area che già in precedenza era stata teatro del disastroso incendio, ha iniziato a bruciare. Le fiamme, sospinte dal vento di maestrale hanno ridotto in cenere più di 60 ettari di boscaglia.

Al lavoro 17 squadre dell'Arif Puglia, Vigili del Fuoco, Forestale e volontari sopraggiunti per domare le fiamme. Dal pomeriggio di ieri continuano i lanci di acqua e liquido schiumogeno da parte dei canadair provenienti da Ciampino. Nelle sue dichiarazioni L'Arif afferma: "E' scoppiato nel primo pomeriggio e il vento di maestrale ha favorito l'immediato diffondersi delle fiamme. Il bosco di Acquatetta già 8 anni fa è stato teatro di un incendio devastante che distrusse 600 ettari di bosco fitto. Le fiamme sono partite oggi propria da un'area attigua a quella bruciata in passato. Sono intervenuti 3 canadair che hanno effettuato diversi lanci di acqua e liquido schiumogeno. Da una prima stima si può dire che già 20 ettari di bosco sono andati distrutti. Sul posto nel contenimento da terra sono state impegnate 7 squadre dell'Arif per un totale di 17 unità e poi squadre dei Vigili del Fuoco, di Volontari e Carabinieri forestali. Le operazioni di spegnimento sul fronte ovest e di bonifica sul fronte est, alle ore 20, sono ancora in corso".

Tanti i minervinesi che anche durante la notte hanno documentato con le proprie fotocamere la colonna di fumo e le fiamme che continuavano a distruggere quello che è un prezioso contenitore di biodiversità nel cuore del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, eletto come più estesa zona di protezione speciale istituita per proteggere la steppa e le graminacee, habitat del caratteristico falco grillaio.

Nella mattina di oggi continuano gli interventi dall'alto con i canadair e da terra, mentre una fitta nube di fumo sembra avvolgere la nostra città creando aria a tratti irrespirabile nelle zone più esposte. La Sindaca di Minervino Lalla Mancini informa che sta operando in stretto contatto con la sala operativa unificata permanente della Regione Puglia. "Aspettiamo l’evolversi della situazione. Intanto la Protezione Civile, l’Arif e i Vigili del fuoco continuano il loro operato da terra per quello che è possibile - commenta la prima cittadina - Un vero strazio. Una grave perdita di biodiversità per il nostro Parco".

Dalle informazioni in nostro possesso sembra che gli inquirenti siano vicini all'individuazione di alcuni soggetti sospettati di aver appiccato le fiamme. Intanto si attende con trepidazione che la zona sia messa completamente in sicurezza e che l'immediato intervento delle forze in campo sia servito a contenere i danni e a scovare gli eventuali colpevoli.


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I commenti degli utenti
  • Anna Maria matone ha scritto il 10 luglio 2020 alle 12:30 :

    È doveroso trovare i colpevoli ,e magari fargli provare quello che ha provato un singolo albero o animale del bosco.Ma siccome siamo in Italia ciò non sarà fattibile purtroppo,ma postazioni e telecamere di controllo dove sono? Il bosco è un patrimonio unico e caro a tutti noi e di sicuro ci sono i soldi per proteggere questo tesoro!! Com'è possibile che dopo 8 anni si ripeta ciò?La colpa è anche di chi dovrebbe tutelare il nostro bosco. Rispondi a Anna Maria matone

    Michele Pascalitto ha scritto il 11 luglio 2020 alle 20:20 :

    Chi dovrebbe controllare esiste, ma solo sulla targhetta vicino ad un portone. Uno di questi è l' ente parco . I soldi ci sono, ma servono come sempre per pagare gli stipendi delle cariche che formalmente occupano e basta. Poi chiedono agli agricoltri di fare le precese di 20metri e tanto altro ancora. Evviva la puglia, evviva Minervino. Rispondi a Michele Pascalitto