Sviluppo e territorio

Riprendono le operazioni per il completamento della SP3 (ex R6), quale futuro per il territorio

Dopo le verifiche archeologiche riprenderanno i lavori per il completamento dell'opera, interrotta in due tratti presso il territorio di Minervino Murge

Attualità
Minervino giovedì 17 ottobre 2019
di La Redazione
Il ritrovamento in località Le Chianche a Minervino Murge
Il ritrovamento in località Le Chianche a Minervino Murge © MinervinoLive.it

Dopo più di un anno e mezzo dal tavolo tecnico tenutosi nella sede della sesta provincia pugliese nel febbraio del 2018, dove la Regione ebbe modo di confermare l'impegno (già annunciato dall'assessore Giannini nel 2015) a investire 17 milioni di euro per terminarne i lavori, giunge notizia che, a partire dalla giornata di lunedì scorso, sono ricominciate le verifiche archeologiche in vista del completamento della ex Regionale 6 (l’attuale Strada Provinciale 3), che pur rappresentando chiaramente un volano essenziale di sviluppo per le comunità murgiane interessate, può a buon diritto considerarsi nel novero delle "eterne incompiute".

La sua progettazione, infatti, parte molti decenni fa e da allora ha subito una continua serie di rimandi, fino a giungere agli anni 2000 dove ciò che adesso appare agli occhi degli utenti è un asse viario che si ferma alle porte di Minervino Murge. Quest’opera collegherebbe con più facilità l’entroterra murgiano alla stessa Matera e renderebbe più agevole il raggiungimento dello sbocco per l’autostrada A14. Con tale progettazione, molto attesa dalle comunità locali, si intendeva finalmente completare l’asse di collegamento che, partendo dal casello autostradale di Canosa di Puglia, attraversa il territorio di Minervino Murge e termina sulla SP 47 “Piana del Monaco-Ponte Impiso” in territorio di Spinazzola,

Unica costante, nei molti anni trascorsi dall'inizio dei lavori, è la tanto abusata e ricorrente propaganda politica che, a scadenze programmate, ha regolarmente accompagnato la promessa di un compimento di questa opera che nel futuro, oggi quanto mai presente, avrebbe permesso il transito di persone e merci e accompagnato i più che motivati sogni di sviluppo delle comunità coinvolte.

Ma forse non tutti sanno che le due interruzioni presenti sulla Provinciale sono dovute alla presenza di resti di particolare interesse archeologico, sottoposte all'attenzione della Soprintendenza. Le due zone coinvolte sono l'una nei pressi del santuario della Madonna del Sabato e l'altra in località Le Chianche presso la zona Pagliarone. Entrambe zone ricche di storia e di resti della presenza umana, come ben noto agli addetti ai lavori già dagli anni '60 e come ci confermano diversi studi archeologici.

Così come rappresenta un unicum il ritrovamento, in località Le Chianche, di un'area sacra a tumulo dell'età del bronzo, con tanto di ampio recinto, che costituisce una assoluta singolarità sia dal punto di vista archeologico che antropologico, come testimonianza contestualizzata in loco dell’attività pastorizia del tempo (XVII - XV sec. a.C,). Dunque un progetto di completamento quello appena annunciato, che nasce per garantire maggiore collegamento alle comunità interne, ma che deve fare i conti con la ricchezza della storia che trova sul suo percorso. Una storia che grida, con la sua bellezza, che la possibilità di rinascita di un territorio non può che passare anche dal turismo, considerando l’offerta originale dei luoghi ed il boom che sta investendo negli ultimi anni l'offerta turistica in Puglia e Basilicata.

Un sito che - come già era stato ipotizzato nella conferenza tenutasi nel 2006 alla presenza del direttore scientifico e dei responsabili tecnici della Soprintendenza - con un po' di sforzo da parte degli attori economici del territorio speriamo possa diventare un interessante archeodromo a vista, in grado di attrarre i visitatori di passaggio sulla nuova strada puntando l’attenzione su un’intera area, a cominciare da Minervino, che è da considerarsi un vero e proprio “museo diffuso” in un continuum che è un percorso diacronico che abbraccia più epoche che vanno dalla preistoria al medioevo. Un viaggio nel tempo che ci restituisce questi luoghi che, antico anello di congiunzione tra Dauni e Lucani, sono peraltro lo straordinario diaframma che unisce Puglia e Basilicata, guardato a vista da Castel del Monte da una parte, e dal Vulture, caro ad Orazio, dall’altra.

Un compito importante, dunque, quello affidato alla Soprintendenza di Foggia e agli altri Enti e organismi coinvolti, che dovranno valutare come agire per completare un'infrastruttura fondamentale tenendo conto di quei tesori che la terra ha custodito per millenni come patrimonio identitario e culturale. Un'infrastruttura, a nostro avviso, che potrà accompagnare lo sviluppo delle comunità che coinvolge se non diventerà solo un necessario luogo di passaggio, ma anche un mezzo di rilancio dell'offerta turistica per tutto quello che queste zone offrono in termini di natura incontaminata e storia, gastronomia e produzioni di eccellenza.

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I commenti degli utenti
  • FRANCESCO GUGLIELMI ha scritto il 20 ottobre 2019 alle 23:12 :

    Devono ASFALTARE E PAGARE ANCORA LE COMPLANARI IN ZONA BOSCHETTO. DOBBIAMO PRIMA MORIRE E POI AVERE I SOLDI ? Rispondi a FRANCESCO GUGLIELMI

  • Gggg ha scritto il 17 ottobre 2019 alle 12:34 :

    Fotomontaggio? Rispondi a Gggg