Memoria storica

Celebrazioni del 4 novembre a Minervino, una piazza e monumenti dedicati ai ″Ragazzi del '99″

Durante la prima guerra mondiale, ragazzi del ’99 era la denominazione data ai coscritti negli elenchi di leva che nel 1917 compivano diciotto anni e che pertanto potevano essere impiegati sul campo di battaglia

Attualità
Minervino sabato 03 novembre 2018
di La Redazione
I ragazzi del '99
I ragazzi del '99 © n.c.

Si svolgerà domenica 4 novembre la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, a cento anni dalla conclusione della Prima Guerra Mondiale e dall'armistizio di Villa Giusti (1918) che sancì la vittoria italiana dopo un conflitto lungo e sanguinoso.

A Minervino sarà l'occasione per dedicare il piazzale antistante la stazione ferroviaria, attualmente intitolato al prof. Michele Bevilacqua, ai "Ragazzi del '99". Al tempo stesso il viale che congiunge la stazione all'asse principale di via don Tonino Bello sarà dedicato al prof Bevilacqua. La scelta è dovuta soprattutto alla presenza in zona della locale sede del Liceo Scientifico, frequentato ogni giorno dagli attuali coetanei della richiamata classe di leva. Tale denominazione richiamerà alla memoria collettiva il sacrificio dei ragazzi di leva per la classe 1899, i quali furono arruolati per difendere la patria e molti dei quali non fecero più ritorno alle proprie famiglie, sacrificando la vita affinchè l'Italia uscisse vittoriosa dal conflitto. Importante infatti fu il loro giovane ed energico apporto dopo la sconfitta di Caporetto.

Chi erano i Ragazzi del '99?

Durante la prima guerra mondiale, ragazzi del ’99 era la denominazione data ai coscritti negli elenchi di leva che nel 1917 compivano diciotto anni e che pertanto potevano essere impiegati sul campo di battaglia.

I Ragazzi del ’99 ebbero il seguente Encomio dell’Esercito (come Ordine del Giorno dell’Esercito da diramare fino ai Comandi di Plotone) da parte del Comando supremo militare italiano del Regio Esercito Italiano (citato sul Bollettino Militare del 22 novembre 1917):

«I giovani soldati della Classe 1899 hanno avuto il battesimo di fuoco. Il loro contegno è stato magnifico e sul fiume che in questo momento sbarra al nemico le vie della Patria, in un superbo contrattacco, unito il loro ardente entusiasmo all’esperienza dei compagni più anziani, hanno trionfato. Alcuni battaglioni austriaci che avevano osato varcare il Piave sono stati annientati: 1.200 prigionieri catturati, alcuni cannoni presi dal nemico sono stati riconquistati e riportati sulle posizioni che i corpi degli artiglieri, eroicamente caduti in una disperata difesa, segnavano ancora. In quest’ora, suprema di dovere e di onore nella quale le armate con fede salda e cuore sicuro arginano sul fiume e sui monti l’ira nemica, facendo echeggiare quel grido “Viva l’Italia” che è sempre stato squillo di vittoria, io voglio che l’Esercito sappia che i nostri giovani fratelli della Classe 1899 hanno mostrato d’essere degni del retaggio di gloria che su loro discende,

Zona di guerra, 18 novembre 1917. Il Capo di S.M. dell’Esercito A. Diaz»

Con Circolare n° 639 dell’8 novembre 1923, pubblicata sul Giornale Militare Ufficiale Dispensa n° 51 del 9 novembre 1923 a Pag. n° 1468, l’Encomio dell’Esercito si commutò in una Medaglia o Croce al Valor Militare.

«Li ho visti i ragazzi del ’99, andavano in prima linea cantando. Li ho vistitornare in esigua schiera, cantavano ancora!».(Armando Diaz).

Non è facile raccontare una generazione. Allora tanto vale far parlare chi ne ha fatto parte. E le generazioni, quando parlano, lo fanno con le canzoni, oggi come ieri. I ragazzi del '99 cantavano, tra le altre cose, anche questa: «Novantanove, m'han chiamato / m'han chiamato m'han chiamato a militar / e sul fronte m'han mandato / m'han mandato m'han mandato a sparar. / Combattendo tra le bombe / ad un tratto ad un tratto mi fermò / una palla luccicante / nel mio petto nel mio petto penetrò. / Quattro amici lì vicino/ mi portaron mi portaron all'ospedal / ed il medico mi disse / non c'è nulla non c'è nulla da sperar. / Croce Rossa Croce Rossa / per favore, per piacer, per carità / date un bacio alla mia mamma / e alla bandiera, alla bandiera tricolor».

Il Comune di Minervino Murge, in occasione dell’imminente I° Centenario della Grande Guerra, decide di offrire loro un pubblico e permanente tributo. Verrà, infatti, posto al centro del largo nei pressi della stazione ferroviaria un monumento a richiamo dei Ragazzi del '99 che partirono da Minervino e non ne fecero più ritorno. Ecco i loro nomi:

- Bevilacqua Michele di Francesco (30/7/1899-19/9/1917), sold. 39° Regg. Fant., deceduto per malattia a Teano.

- Bilanzuoli Matteo di Emanuele (18/10/1899-20/6/1918), sold. 14° Regg. Art. da campo, deceduto per malattia nell’ospedaletto da campo n. 318.

- D’Ambrosio Michele di Giovanni (12/4/1899-17/7/1920), sold. 149° Regg. Fant., deceduto per malattia a Minervino Murge.

- Di Palma Vincenzo di Giuseppe (12/9/1899-12/7/1918), soldato 277° Regg. Fanteria, deceduto per ferite riportate in combattimento sul Monte Altissimo.

- Di Pascale Giosuè di Luigi (1/1/1899-21/6/1918), sold. 39° Regg. Fanteria, disperso in combattimento sul Montello.

- Di Tria Bartolomeo di Carmine (24/11/1899-16/10/1918), sold. 58° Regg. Fant., deceduto in prigionia per malattia.

- Forenza Domenico di Francesco (7/5/1899-15/5/1918), sold. 20° Regg. Bers., deceduto per malattia in prigionia.

Dei complessivi 42 “Ragazzi del ’99” di Minervino, questi sono i sette ragazzi che non hanno più fatto ritorno, tranne uno che è giunto in tempo per morire nel letto di casa, magari abbracciato dai suoi cari. Ai 35, invece, che sono ritornati e ai ben 11 ragazzi nati nel ‘900, fortunatamente tutti rientrati, è stato conferito il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto.

Il Programma:

Alle ore 10.00 del 4 novembre è previsto il raduno nel piazzale della stazione per la cerimonia di intitolazione. Alla presenza della banda musicale sarà scoperta la nuova targa che darà il nome alla piazza . Al centro del piazzale sarà visibile un monumento composto da blocchi di pietra e una lapide con incisa una frase del poeta Gabriele d'Annunzio riguardante i Ragazzi del'99. Alle ore 11.00 è prevista la celebrazione della Santa Messa presso la parrocchia San Michele e seguita dalla cerimonia di commemorazione dei caduti in guerra presso il monumento in piazza Gramsci. Ai due lati dell'attuale statua raffigurante la vittoria alata saranno poste due targhe, una con l'editto del generale Diaz a seguito della battaglia di Vittorio Veneto e l'altra dedicata al milite ignoto dispersa e recentemente recuperata presso gli scantinati del palazzo comunale. Presso la piazzetta del belvedere attigua a piazza Gramsci verrà posta una statua raffigurante un soldato. Il corteo proseguirà fino all'atrio comunale per la visita alla mostra permanente di storia contemporanea "Il testimone della memoria".

E' bene ricordare che l'iniziativa, sposata in pieno dall'Amministrazione Comunale con un impegno di spesa di 15000 euro (derivati dalla rinuncia alle indennità da parte di sindaca e assessori), nasce da un'istanza presentata dal locale Liceo Scientifico in occasione di un lavoro di ricerca condensato in un cortometraggio denominato "La chiamata alle armi dei ragazzi del '99 di Minervino Murge" presente su Youtube (clicca qui per guardare il video) e premiato dalla RAI.

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I commenti degli utenti
  • Giuseppe ha scritto il 08 novembre 2018 alle 12:32 :

    Ma perchè la foto è della seconda guerra mondiale?!? Rispondi a Giuseppe

  • Giuseppe ha scritto il 04 novembre 2018 alle 21:55 :

    Però la foto è di un gruppo di soldati inglesi almeno a vedere l'elmetto che indossano Rispondi a Giuseppe

  • Maria Vincenza Giorgio ha scritto il 03 novembre 2018 alle 16:25 :

    Per onorare i "Ragazzi del '99" che meritano il nostro rispetto e il nostro affetto, non era necessario offendere la memoria del Prof. Michele Bevilacqua, insigne grecista e latinista, figlio emerito del popolo minervinese. Bastava trovare un altro posto per i caduti, senza togliere la targa, oltretutto recente, del prof. Michele Bevilacqua. Certe scelte pretestuose sono proprio infelici e testimoniano memoria corta, poca sensibilità e voglia di apparire! Come si dice a Napoli, "gente autocentrata" Rispondi a Maria Vincenza Giorgio