La testimonianza

Hospice Wojtyla, donata campana raffigurante il grande Papa

In memoria di una paziente è stato consegnato alla struttura minervinese un dono per ringraziare gli operatori della struttura

Attualità
Minervino sabato 20 febbraio 2021
di La Redazione
La campana donata all'hospice di Minervino
La campana donata all'hospice di Minervino © n.c.

Ci giunge dall’hospice di Minervino, gestito dalla coop. Auxilium, una nuova testimonianza di fraternità umana che si instaura tra operatori, pazienti e familiari quando l’assenza fisica dettata dal distanziamento non tiene distanti i cuori di quanti si prendono cura degli ammalati giunti al termine della loro esistenza. Storia che non esitiamo a pubblicare.

 

La campana che il signor Giovanni e i suoi figli hanno fatto fondere dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, la più antica al Mondo, per farne dono all’Hospice Karol Wojtyla di Minervino Murge, ha un suono dolce e profondo, come la gratitudine e l’affetto che è rimasto con tutti gli operatori del Karol Wojtyla dopo la scomparsa della signora Lucia, la moglie di Giovanni, che ha percorso qui l’ultimo tratto di strada della sua vita.

Incise nel bronzo di questo straordinario pezzo unico, ci sono le dediche alla signora Lucia e al personale dell’Hospice.

Un dono particolare, pieno di significato, con una storia molto bella che abbiamo chiesto al signor Giovanni di raccontare: “Io sono nato ad Agnone, in Molise e anche se da molti anni vivo a Margherita di Savoia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, sono rimasto legato al mio paese natale, dove ogni anno migliaia di turisti vengono per vedere la Fonderia Marinelli, che fu visitata da Papa Giovanni Paolo II nel 1995. Dopo che mia moglie è morta, il primo maggio del 2020, ho chiesto alla fonderia, di cui sono amico da tanti anni, di realizzare questa campana, come ricordo di Lucia da parte di noi familiari e come segno di gratitudine per il tutto il personale dell’Hospice di Minervino. Un segno di gratitudine per delle persone meravigliose fuso nel bronzo, lì dove c’è l’effige di Papa Wojtyla, ma anche nei nostri cuori. Io per natura non sono un emotivo, sono stato progettista di impianti elettrici, dirigente di manutenzione, un tecnico portato alla razionalità, però il Karol Wojtyla mi ha toccato il cuore e mi ha anche reso più ottimista sulla Sanità italiana e sulla bontà delle persone in generale”.

Ma come è iniziato il suo rapporto con Minervino Murge? Riprende Giovanni: “Nell’ottobre del 2019 mia moglie era ricoverata all’ospedale di Barletta, affetta da atrofia progressiva cerebrale, cominciò ad aggravarsi e a spegnersi. All’inizio ero piuttosto scettico sul trasferimento in un hospice, perché tutti ci facciamo un po’ influenzare dalle notizie negative sulla Sanità italiana. Inoltre mi sembrava che Minervino fosse periferico ed era stato inaugurato solo due mesi prima. Ma ogni mio dubbio fu spazzato via all’arrivo, quando fummo accolti con un sorriso e una disponibilità incredibili: ho conosciuto subito il dottor Michelangelo Armenise, il dottor Franco Di Nardo, che è il direttore sanitario, il caposala Michele Gambatesa, la dottoressa Claudia Dipaola. E, poi, le infermiere, gli operatori socio sanitari, gli ausiliari, tutti giovani e bravissimi. Fu un inizio stupendo, ma pensai che facesse parte del loro stile nell’accogliere i nuovi pazienti. Invece con il passare dei giorni ho capito che quella era la loro maniera di essere, di lavorare quotidianamente. Prescindendo dal ruolo e dal grado lì hanno tutti lo stesso comportamento. Ad esempio, io riconosco di essere petulante e nei sei mesi che mia moglie è stata ricoverata chiamavo spesso durante il giorno, ma mai e sottolineo mai mi è stato risposto con sufficienza o senza cordialità. Sempre attenti e con il sorriso. Io e i miei figli, due professionisti affermati, siamo rimasti in ottimi rapporti con il personale del Karol Wojtyla anche dopo la morte di mia moglie Lucia e con alcuni ci sentiamo su facebook. In estate, rispettando le norme anticovid, mi è stato anche possibile andarli a trovare e mi hanno fatto una festa incredibile”.

Un particolare tra i tanti che ricorda: “Mia moglie Lucia non poteva essere assistita meglio: era in una stanza di oltre 40 metri quadri, con un arredamento accuratissimo e pensato affinché ci sentissimo tutti a casa, sia lei che noi familiari. Ne parlavo in toni elogiativi anche a parenti ed amici, ma il mio giudizio poteva essere influenzato dal fatto che con il personale si era creata una grande empatia. Il bello è che quando queste persone andavano a trovare mia moglie tornavano con un'impressione sull’Hospice ancora più positiva della mia. Poi è arrivato il Covid ed è stato una tragedia nella tragedia, perché prima andavo tutti i giorni da mia moglie e passavo molto tempo con lei, ma la chiusura delle strutture sanitarie mi ha impedito di essergli fisicamente accanto l’ultimo mese di vita. Il rapporto nei mesi di chiusura è continuato con altri mezzi e il personale ha fatto di tutto per aiutarci”.

L’arrivo della campana ha suscitato una grande sorpresa nell’Hospice: “Sì e spero che presto, passata questa emergenza sanitaria, si possa fare una piccola cerimonia per inaugurarla. È già stata benedetta, ma sarebbe bello farla suonare insieme”.

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