C'era una volta una gatta (I ricordi di un emigrato minervinese)

"Ninetta visse molti anni. Morì di notte, ma quella notte rimase a casa mia, volle morire nella nostra stalla, nella paglia dove per anni aveva partorito i suoi figli"

Michele Limongelli Mal di Murgia
Minervino - lunedì 16 gennaio 2017
© n.c.

La gatta della mia infanzia non aveva una macchia nera sul muso, forse non era neanche particolarmente bella, era una delle tante gatte che popolavano le nostre case.

Allora in tutte le abitazioni di " Chidd d for", quelli della campagna, c'erano un gatto, un cane, uno o più cavalli.

Più che per amore, gli animali condividevano le nostre vite perchè utili: I cavalli per lavorare, i cani perchè abbaiassero in caso di avvicinamento di estranei, i gatti perchè limitassero il numero di topi.

Ai cavalli non si lesinava paglia e biada perchè dovevano appunto lavorare, i cani e, soprattutto, i gatti dovevano invece arrangiarsi. In quegli anni gli avanzi erano un privilegio di poche famiglie.

Gli " artisti", come venivano allora chiamati gli artigiani, solitamente avevano solo il gatto.

Ma torniamo alla mia gatta.

La mia gatta in realtà non era mia... I suoi proprietari abitavano una decina di porte più su di casa mia, alla "Sannale".

Loro la chiamavano "Chelina" e noi "Ninetta", e lei, la gatta, incurante del doppio nome, viveva la sua vita in modo completamente difforme dai suoi simili.

Una volta le porte delle abitazioni avevano, in basso, un foro chiamato "gattareul" attraverso il quale i gatti potevano entrare e uscire quando la porta era chiusa.

Un mattino "Chelina" uscì da casa sua attraverso il gattarulo e, fatto quei 50 metri, entrò in casa mia. La sera fece l'operazione inversa e tornò a casa sua.

Il giorno dopo e poi l'altro e poi gli altri ripetè la stessa cosa e  per noi diventò di casa e la chiamammo " Ninetta".

Ninetta diventò un segna-tempo...

Sempre alla stessa ora il suo arrivo, sempre alla stessa ora la partenza, sempre discreta a casa nostra, sempre discreta a casa sua.

Ninetta cambiava la sua abitudine solo quando partoriva. In quelle occasioni, molto frequenti, lei si fermava da noi anche la notte, per tutto il periodo di allattamento dei suoi cuccioli, poi riprendeva la sua vita di prima.

Ninetta visse molti anni. Morì di notte, ma quella notte rimase a casa mia, volle morire nella nostra stalla, nella paglia dove per anni aveva partorito i suoi figli.

Questa non è una novella, è veramente accaduto e non chiedetemi come sia stato possibile un atteggiamento del genere in una bestiola, non sono mai riuscito a darmi una risposta...

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