La nota del vescovo della diocesi di Andria-Canosa-Minervino al presidente della Regione Puglia Emiliano

Chiusura ospedali, il Vescovo Mansi fa appello alla sensibilità umana di Emiliano

L'intervento del vescovo per scongiurare la chiusura dei servizi ospedalieri su Canosa e Minervino

Attualità
Minervino domenica 13 maggio 2018
di La Redazione
Mons. Luigi Mansi
Mons. Luigi Mansi © AndriaLive

Pubblichiamo integralmente il messaggio di mons. Luigi Mansi al governatore della Regione Puglia contro la chiusura dei reparti e il pronto soccorso di Canosa e il punto di primo intervento a Minervino.

"E’ da alcuni anni che assistiamo alla lenta e inarrestabile agonia dell’ospedale di Canosa, cosa già avvenuta per quello di Minervino. Come comunità cristiana di Canosa siamo, per questo, allarmati e non possiamo rimanere indifferenti alla situazione, che già oggi è grave e che potrebbe appesantirsi ai danni, soprattutto, delle fasce più deboli e povere della popolazione.

La cura della salute è un diritto fondamentale dei cittadini. Non può essere un privilegio a beneficio soltanto di coloro che possono ricorrere, in caso di bisogno, a strutture private o ad ospedali di città del nord.

Quando, qualche anno fa, si iniziò a parlare di piano di riordino ospedaliero, preoccupati di ciò che già allora si vociferare e cioè la chiusura del nostro ospedale, invitammo, per un confronto, a Canosa l’allora direttore generale dell’Asl Bat, il dott. Giovanni Gorgoni, il quale ci assicurò che il piano prevedeva la chiusura di alcuni reparti ed il potenziamento di altri, oltre ad un Pronto soccorso efficiente per la stabilizzazione del malato e poi l’eventuale ricovero in una struttura specializzata.

Ora si parla, addirittura, di chiusura del Pronto soccorso e, per quanto riguarda il potenziamento di alcuni reparti, assistiamo solo ad una lenta agonia e al progressivo abbandono della intera struttura ospedaliera, che paradossalmente è oggetto, ancora oggi, di costosi interventi di ristrutturazione degli ambienti sanitari, che vengono, a conclusione dei lavori, lasciati inutilizzati. La comunità tutta fa appello alla sua sensibilità umana, presidente Emiliano, perché si fermi questo scempio e vengano garantiti, anche ai cittadini di Canosa e Minervino, i livelli essenziali di assistenza, così come vengono assicurati a tutti gli altri residenti nella nostra bellissima Italia. Servizi indispensabili, che, in questo territorio, vengono negati oramai da anni e scompariranno del tutto con i tagli della progettata conversione dei Punti di primo intervento in postazioni medicalizzate.

Il vasto bacino di utenza sanitaria, mentre non è refrattario a comprendere le ragioni che stanno alla base del piano di riordino ospedaliero regionale e non è indifferente verso il bisogno del contenimento della spesa, è seriamente preoccupato, invece, dinanzi a un progetto sanitario che mira a privarlo del minimo per la cura della salute della gente. E questa non è, di certo, una questione di campanile. E’, invece, la difesa di un diritto, attualmente negato. E’ il grido di una comunità che non può non rimanere indifferente alla crescita, immotivata, di morti connesse a patologie che la letteratura scientifica associa alla qualità ambientale di un territorio.

Facciamo, per questo, appello a lei, governatore Michele Emiliano, affinché sospenda il provvedimento regionale in esame, che porterebbe inevitabilmente alla totale chiusura dei servizi sanitari a Canosa e a Minervino. Un progetto avviato sei anni fa con il piano di riordino ospedaliero, che ha tagliato i servizi. Che, ribadiamo, al momento sono al di sotto dell’essenziale e che sono motivo di forte preoccupazione nella comunità, soprattutto nelle fasce più deboli e bisognose di maggiori cure: anziani e bambini.

Non riteniamo sia giusto quello che le autorità stanno pensando di compiere per il semplice motivo che tale provvedimento andrebbe a discapito di tutte quelle persone che, versano in condizioni nelle quali un intervento di aiuto, rapido e facilmente raggiungibile, diverrebbe efficace e li possa mettere al sicuro da aggravamenti progressivi che possono anche risultare fatali.

Occorre essere tutti convinti che il concetto di un soccorso che abbia come unico criterio quello della efficienza e non anche quello della vicinanza alle esigenze della gente, non è degno di una sanità che dovrebbe essere davvero pubblica, di nome e di fatto.

Facciamo appello, per tutto ciò, alla sua sensibilità, affinché venga ridata fiducia alla gente e ritrovino ascolto, all’interno dei luoghi istituzionali, le sacrosante richieste degli utenti, mirate al soddisfacimento dei bisogni elementari, per quel che riguarda il pronto intervento. La chiusura dei punti di primo intervento e la loro sostituzione con un’ambulanza medicalizzata non è affatto proponibile ad un territorio che, allo stato, soffre non poco per l’inadeguatezza dei servizi sanitari."


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