Storia dimenticata degli internati militari italia

A Minervino la presentazione del libro “Matite sbriciolate”

Giovedì 18 alle ore 17,00 presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo “Pietrocola – Mazzini” a Minervino Murge

Attualità
Minervino mercoledì 11 aprile 2018
di La Redazione
matite sbriciolate
matite sbriciolate © n.c.

Si intitola "Matite sbriciolate" il libro di Antonella Bartolo Colaleo che sarà presentato il 18 aprile prossimo alle ore 17,00 presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo “Pietrocola – Mazzini” a Minervino Murge

E’ la storia di un internato militare barese, il capitano Antonio Colaleo, il quale dopo l’8 settembre ’43 viene catturato nell’isola di Creta, in Grecia, e deportato nei lager del Terzo Reich: Biala Podlaska, in Polonia, Sandbostel e Wietzendorf, in Germania.

Furono 650 mila i militari italiani che dopo l’Armistizio dissero No alla repubblica di Salò per restare fedeli alla loro Patria. Arrestati, privati delle armi e dei loro beni, furono trasportati su tradotte in condizioni disumane e vissero due anni in un inferno, soffrendo la fame e il freddo; morirono di stenti, di malattie e violenze. Quasi 50 mila di loro non fece più ritorno a casa.

Non prigionieri di guerra ma IMI, Internati Militari Italiani: questa divenne la loro condizione per decisione di Hitler. Furono così esclusi dalla protezione della Convenzione di Ginevra in favore dei prigionieri per essere usati come manovalanza a buon mercato nelle fabbriche tedesche in una Germania oramai al collasso.

Nell’estate del ’45 finalmente a casa. Ma il rimpatrio fu doloroso. Molti si sentirono abbandonati, accolti dall’indifferenza e dal sospetto di tradimento. Per questa ragione i militari deportati non raccontarono le loro storie, si rinchiusero in un silenzio dignitoso cercando solo di dimenticare.

Antonio Colaleo condivise la prigionia con lo scrittore Giovanni Guareschi e l’attore Gianrico Tedeschi nel campo di Sandbostel. Dopo aver nascosto alcune matite colorate sbriciolandole nelle tasche affinché sfuggissero ai controlli, documentò i lager con 34 disegni: colori sfumati, immagini delicate e di grande bellezza. La nuora Antonella Bartolo è partita dai quei disegni, rimasti chiusi in un cassetto per più di settanta anni, per ricostruire la storia della prigionia di Antonio Colaleo. Ha ripercorso il suo viaggio verso la deportazione, ha incontrato gli ultimi testimoni, ha confrontato memorie scritte e fotografiche, ha ordinato le ricerche degli storici visitando ciò che resta dei luoghi della prigiona.

Nel libro, che è un racconto ma anche un’indagine storiografica, si intrecciano passato e presente, storie e testimonianze. I ricordi del protagonista, riportati dall’Autrice, vengono annodati alle storie dei militari prigionieri e se ne ottiene una nuova trama di grande coinvolgimento emotivo.

La pubblicazione dei 34 disegni è un contributo importante per la conservazione dei documenti e per tenere viva la Memoria dell’internamento militare italiano.

Antonella Bartolo, nata a Bari, vive dal 1975 a Chieri, Torino. Laureata in Scienze Politiche all’Università di Torino ha lavorato come free lance in alcune testate giornalistiche piemontesi ed è stata responsabile della comunicazione di un’azienda leader nel settore dell’energia.

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