Nel corso dell’iniziativa saranno esposte alcune delle bandiere storiche a cui Peppino Di Vittorio dedicò il suo impegno civile, politico e sindacale

​Quando Di Vittorio Stava a Minervino lavoro – diritti – democrazia: valori senza tempo

Se ne discuterà stasera presso l'Associazione Cecchino Leone

Attualità
Minervino giovedì 15 febbraio 2018
di La Redazione
​Quando Di Vittorio Stava a Minervino lavoro – diritti – democrazia: valori senza tempo
​Quando Di Vittorio Stava a Minervino lavoro – diritti – democrazia: valori senza tempo © n.c.

L’Associazione Cecchino Leone in una conferenza che si terrà presso la sede dell’Associazione in Via Fratelli Bandiera n. 24 a Minervino Murge oggi 15 febbraio, riprende la riflessione su lavoro, diritti e democrazia coniugandoli come valori senza tempo facendola partire dal lavoro di Giuseppe Di Vittorio a Minervino all’inizio del secolo scorso e declinandoli nel tempo presente, un secolo dopo, in una situazione di grave crisi economica e sociale e con tentativi sempre maggiori di limitare le garanzie e i diritti dei lavoratori.

Nel corso dell’iniziativa saranno esposte alcune delle bandiere storiche a cui Peppino Di Vittorio dedicò il suo impegno civile, politico e sindacale.

L’iniziativa sarà aperta dal presidente dell’Associazione, Giuseppe Chiodo che ricorderà la situazione sociale ed economica di Minervino all’inizio del secolo scorso e le battaglie per il lavoro, i diritti e la democrazia portate avanti da Di Vittorio con una visione che non si concentrava sul breve periodo e solamente su questioni meramente salariali, ma aveva al tempo stesso un profilo culturale e sociale di grande spessore e da spendersi nel lungo periodo per affermare le ragioni dei lavoratori e affrancarli dalla schiavitù e dalla miseria. E sui lavoratori e con i lavoratori costruire un nuovo ordinamento sociale e politico. Quello che avvenne con la Repubblica e la Costituzione Repubblicana.

Seguirà l’intervento del segretario della CGIL BAT Giuseppe De Leonardis che si soffermerà sulla situazione attuale nel nostro territorio, in modo particolare riflettendo sulle realtà a minor tutela dei diritti e presenterà alcune situazioni in cui si è riusciti, con la collaborazione tra il sindacato e i lavoratori, a preservare e garantire il lavoro e i diritti.

Seguirà la proiezione del film “7 minuti”, diretto da Michele Placido con Cristiana Capotondi, Violante Placido, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Clémence Poésy, Sabine Timoteo, Anne Consigny.

Il tema del film è appunto l'incertezza del futuro appesa a 7 minuti e presenta un caleidoscopio di vite diversissime e pulsanti, vite di donne, madri, figlie. Undici caratteri, per una riflessione sulla possibilità concreta di opporre resistenza e di reagire all'incertezza del futuro, tra caos, logica e giustizia.

I proprietari di un'azienda tessile italiana cedono la maggioranza della proprietà a una multinazionale. Sembra che non siano previsti licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Ma c'è una piccola clausola nell'accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Undici donne dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell'azienda. A poco a poco il dibattito si accende, ad emergere prima del voto finale saranno le loro storie, fatte di speranza e ricordi. Un caleidoscopio di vite diversissime e pulsanti, vite di donne, madri, figlie.

“La paura è entrata nelle vostre vite”, è con questa frase che un’operaia africana ricorda alle sue colleghe di una fabbrica italiana, cosa voglia dire pensare alla sopravvivenza, agendo d’istinto, senza il lusso di andare troppo per il sottile sulla tutela dei diritti acquisiti. È il modo attraverso il quale Stefano Massini – ispirandosi a una storia vera accaduta in Francia per la sua pièce teatrale e ora adattandola con Michele Placido per il cinema - cerca di sintetizzare in 7 minuti il nostro mondo del lavoro visto dall’esterno.

Una linea di demarcazione che divide un gruppo di undici operaie chiamate a decidere se accettare la proposta della nuova proprietà francese dell’azienda tessile in cui lavorano, alcune di loro da decenni. Una piccola rinuncia, quei 7 minuti di riduzione della loro pausa del titolo. Ma per la decana Ottavia Piccolo possono essere la crepa che anticipa il cedimento di chi sarà poi pronto ad accettare sempre maggiori rinunce.

Le discussioni portano a cambiare continuamente il risultato delle votazioni e la disperazione è acuita dal fatto che la decisione non solo deciderà delle loro vite professionali, in periodo di grande difficoltà nella riconversione, ma anche quella delle altre trecento dipendenti. Ci sono alcune straniere, donne più anziane o giovani, alcune abituate a un regime di tutele conquistato negli anni dei successi del movimento operaio, altre che per mantenere il posto di lavoro farebbero di tutto, cedendo senza pensarci: soprattutto le più giovani e chi viene da paesi a minor tutela.

Uno spaccato rappresentativo della società contemporanea al femminile. 7 minuti rivendica il suo essere fuori dal tempo così come chiede la loro portavoce: non fermarsi alle apparenze di una lotta sindacale concentrata sul breve, se non brevissimo periodo. Impone una strategia più ampia, rivendica il valore del dialogo guardandosi negli occhi, trovando nella forza aggregante del gruppo il coraggio di superare la paura individuale; proprio come un secolo prima faceva Di Vittorio verso i braccianti di Cerignola e di Minervino.

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